A Barcellona i funerali della soprano María de Montserrat Viviana Concepción Caballé i Folch, l’ultima diva. Alberto Mattioli: «L’applauso più clamoroso documentato da una registrazione di un’opera toccò a lei. Siamo nel 1968, al Maggio Musicale Fiorentino, Il trovatore, la grande aria di Leonora del quarto atto, D’amor sull’ali rosee. È il notturno più bello e disperato mai scritto da Verdi e forse da chiunque altro. Il timbro di madreperla, i trilli meravigliosi, i fiati interminabili, ogni possibile gradazione di “piano” lo trasformano in un momento metafisico, un tempo sospeso di bellezza indicibile. E alla fine, giustamente, il teatro esplode» (leggi qui). Aggiunge Giuseppe Videtti Sulla Repubblica: «In Spagna la chiamavano “ La superba”, non perché facesse ostentazione delle proprie prodigiose capacità vocali, ma per il rigore e la devozione con cui si era messa al servizio dell’arte. Una medium, una vestale entrata da bambina nel tempio della lirica eseguendo a sette anni cantate di Bach — testarda e diligente, per seguire la sua passione e non deludere chi le aveva finanziato gli studi che la famiglia mai avrebbe potuto permettersi; rigorosissima nell’approccio, posseduta da Wagner, Donizetti, Verdi e Massenet; sublime Salomè, tenera Mimì, indimenticabile Desdemona, precoce Cio Cio-san (aveva 29 anni quando, durante una rappresentazione della Butterfly, il tenore Bernabé Martí, che ora ha 89 anni, la baciò con un tale trasporto durante il primo atto da farle credere che fosse una promessa d’amore — si sarebbero sposati subito dopo), sorprendente partner di Freddie Mercury (Queen) in quel sontuoso, ridondante e ardito exploit di opera- pop che fu Barcelona ( 1987). “Io rabbrividisco quando sento dire che il carisma dell’artista rende migliore un’opera”, ci disse in una delle ultime interviste, nel 2012, poco prima dell’ictus che l’avrebbe obbligata al ritiro dalle scene […]. “La musica è un’espressione dell’anima e del sentimento del compositore; è lui, sempre, il vero artista della serata, è lui che ha creato, lui che sta mandando un messaggio. Il cantante è il suo schiavo fedele. Tutti pensano che Caruso avesse una grande personalità mentre cantava un’aria al Metropolitan. Non è così, io l’ho visto — fermo, immobile, solo la voce vibrava nell’aria». Enrico Girardi sul Corriere della Sera: «Maria Callas aveva identificato in lei la sua erede. Non sembra esserci un soprano che possa dirsi oggi l’erede di Montserrat». Aveva 85 anni. Leggi qui il pezzo di Mattioli 

«Sarà la necessità di lavorare di diaframma, sarà che il grasso fa voce, ma lo stereotipo del soprano-balena ha retto a lungo. Chi non ha mai pensato che la Callas si sia ridotta la carriera riducendosi il punto vita alzi la mano. E beati gli spettatori all’Opéra di Parigi di quella Tosca mitica in cui Montserrat Caballé si appoggiò a un banco di Sant’Andrea della Valle e lo schiantò sotto il suo peso fra le risate generali (e vabbé che il Cavaradossi franato con lei era Pavarotti: mal comune in scena, doppio gaudio in platea)»

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