Da oggi nelle sale “Papa Francesco – Un uomo di parola” il docufilm su Jorge Mario Bergoglio di Wim Wenders. Arianna Finos sulla Repubblica: «Perché il Vaticano ha scelto lei per il documentario? “Per la mia abilità di sparire, lasciando che sia il soggetto del film a splendere. Vale per i musicisti del Buena Vista Social club, per l’arte di Pina Bausch e Sebastião Salgado. Alcuni fanno documentari di denuncia, io li faccio per condividere ciò che amo. L’unica regola che ho posto era che il film non poteva essere una produzione vaticana, dovevo farlo da solo”. Perché ha aggiunto inserti di fiction in bianco e nero su San Francesco?“Quando fu eletto rimasi subito impressionato dalla scelta di chiamarsi Francesco. Quel nome era un grande obbligo, nessuno aveva avuto il coraggio di sceglierlo prima. L’idea di ricollegare il mio film al santo c’è stata dall’inizio. San Francesco è un grande eroe dell’umanità, visionario e rivoluzionario. Ma non tutti lo conoscono. E nessun film su di lui mi aveva colpito, a parte quello di Rossellini. Con pochi soldi ho girato le scene, usando una macchina da presa anni Venti che sapevo avrebbe regalato un ritorno al passato. In molti, dopo la proiezione, mi hanno chiesto: ‘Dove ha trovato quel filmato di repertorio?’”»

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