Gli anni sono quelli, cruciali per il destino del mondo, tra il 1935 e il 1949, tra la vigilia della Seconda guerra mondiale e il maccarthysmo, tra Pearl Harbour e la guerra di Corea, tra la guerra calda e la guerra fredda. I personaggi storici che vi compaiono si chiamano Franklin e Eleanor Roosevelt, Harry Truman, Edgar J. Hoover, Eisenhower. E attorno a loro una folla di personaggi quasi veri, secondo le regole titillanti del roman à clef, riconoscibili ma…. È L’età dell’oro di Gore Vidal, il libro che ha concluso nel 2000 il poderoso ciclo in sette volumi Narratives of Enzpire, la controstoria del Novecento ricostruita con slancio e passione da quella singolare figura di storico, polemista, saggista, duellante, romanziere, dandy, gay fortemente impegnato, ma con un bel distacco ironico, che è stato Gore Vidal. L’età dell’oro chiude un ciclo, lavorato e rilavorato nell’arco di trent’anni, che ci racconta, in un affascinante gioco di rimbalzi tra la realtà storica e la realtà probabile, gli splendori e le miserie dell’impero americano visto in quel periodo fondamentale. Quando l’America, indifferente ai rischi del dramma che si sta consumando in Europa l’avanzata del pensiero totalitario e la guerra in corso nel Vecchio continente contro il nazifascismo si era chiusa nei suoi confini e nella sua opulenza. I protagonisti de L’età dell’oro sono giornalisti e uomini politici colti, ricchi, nati bene, ben introdotti nei corridoi del potere. Gente preparata e onesta ma che si inganna circa il proprio potere, e si fa usare più di quanto non usi gli altri. L’episodio centrale di questa vicenda è l’attacco a Pearl Harbor, quello che Roosevelt chiamava il giorno dell’infamia. E su cui resta aperto, nel libro, il dibattito: Roosevelt sapeva che stava per essere sferrato un attacco da parte dei giapponesi? Sapeva ma non sapeva dove? Sapeva ma decise di non intervenire per provocare una reazione a favore dell’intervento in Europa? 0, come sostengono carte alla mano altri storici, chi sapeva era Hoover, che forse, non fidandosi totalmente delle sue fonti, non pensò fosse il caso di informare il presidente? Il dibattito su Pearl Harbor continua rovente nelle pagine del libro, dove Gore Vidal compare come se stesso, in una folla di comprimari e di comparse che vanno da un Orson Welles quasi bambino a Tennessee Williams, dal giovane Bernstein all’ancor più giovane John Fitzgerald Kennedy, ai personaggi “romanzeschi” ( ma molto realistici) di Caroline Sanford, ex attrice ed editrice di un quotidiano, e di Peter Sanford, suo nipote, editore di American Idea, ostinatamente teso a scoprire la verità dietro quella parte mai chiarita delle decisioni di Roosevelt, e perennemente in urto con il segreto di Stato. Il libro si chiude alla Rondinaia, la bellissima casa di Gore Vidal a Ravello dove Sanford va a trovare lo scrittore per ripercorrere con lui, per la tv, la storia di quegli anni e il momento cruciale di Pearl Harbor. E davanti a quel paesaggio la grande storia cede il passo all’aneddotica, Roosevelt a Hollywood sul Tevere.

(da Repubblica, Irene Bignardi)

Il libro

L’età dell’oro di Gore Vidal (Fazi, trad. di Luca Scarlini, pagg. 536, euro18).

L’autore, nato ne1 1925, è scomparso nel 2012. Ravello era la sua seconda patria

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