A Ravello l’Italia si libera dell’aspro ed è tutta gentile.
Wagner calò in Italia per le medesime ragioni per cui vi vennero Goethe, Bocklin e come vi calarono i germani gonfio il petto di Sehnsucht (bramosia).
Anche Wagner sentì il bisogno di una seconda nascita e migliore, anche Wagner aveva da scrivere un suo canto di fanciulle-fiori, anche Wagner anelava a un sito nel quale gli dei, trasparenti e stanchi, si raccolgono in una tacito riposo.
Wagner era barbaro come Alarico.
Di venire a Ravello glielo aveva suggerito una quercia, incontrata anni prima in Tessaglia. Ravello egli l’amò anche prima di vederla, come Jaufrè Rudel amò prima di vederla Melisanda da Tripoli.
Amando Ravello e la Costiera amalfitana, Wagner sognò di farsi amare da Ravello e di farsi degno di questo amore.
E in questo modo scoprì il giardino di Klingsor.
Per questo e altri mille motivi Ravello continua ad omaggiare Wagner fino alla fine dei secoli.
(Scritto ispirato da una pagina di Alberto Savinio contenuta in “Partita rimandata. Diario Calabrese” (1948)

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