Roma è imbronciata, lo è un po’ tutto il Paese in questo giugno insolitamente dispettoso. Quando raggiungo telefonicamente la splendida attrice Elisabetta Pellini che, candidamente mi rivela di aver bisogno di qualche altro minuto perché è di ritorno dalla spesa, me la immagino in tenuta sportiva in una delle tante vie romane afose e pregne di umidità; la immagino con i capelli raccolti in una coda e con il viso perfetto così come abbiamo imparato ad amarlo, nonostante le maschere dei tanti ruoli.

Elisabetta, partiamo da quello che è stato uno straordinario successo televisivo, Le Tre Rose di Eva: qual è il segreto dei risultati lusinghieri di questa fiction? Tu che hai guardato il prodotto“ dalla pancia”, sapresti trovarne la formula magica? La formula magica, se così si può chiamare, credo stia tutta nel perfetto equilibrio fra il mèlo della storia ed il giallo, questo binomio ha coinvolto sia un pubblico femminile, interessato alla trama romantica, sia quello maschile con l’innescarsi del giallo. E poi non si parla di carabinieri, poliziotti, insomma non c’è al centro delle vicende una categoria specifica ma un territorio, quello meraviglioso del Chianti con i suoi famosi filari ed i vigneti, e già questo è un piacere per gli occhi che tanto ha giocato al successo del prodotto.

Ci sarà un’altra serie? Si, è prevista a quanto ne so una quarta serie, ma Laura Sommariva, il mio personaggio, non ne farà parte.

Sei vissuta circondata dall’arte per eredità familiare: diventare un’attrice, cominciare con il teatro, era sostanzialmente una conseguenza logica oppure è stato un bisogno che non ha nulla a che fare con l’atmosfera che si respirava nella tua casa? «Direi che è stato un bisogno totalmente disgiunto dalle mie influenze familiari. Certo mio padre mi ha trasmesso ed insegnato l’amore per i viaggi e per la tv, ma ad essere sincera, la mia famiglia era contraria a questa mia scelta professionale. Mi hanno sempre sottolineato che avrebbero preferito altro, specie in considerazione del mio carattere e non mi hanno mai incitato a proseguire su questa strada, anzi erano piuttosto preoccupati. E’ stata una mia scelta e poi la passione e la grande costanza e volontà, sono un ariete ascendente leone, dunque molto ostinata, hanno fatto il resto».

Quanto la tua bellezza ha condizionato il tuo lavoro, nel bene e nel male? «E’ stata un punto di partenza: io ho cominciato con il concorso Bellissima ma, in realtà, può sembrare paradossale non mi sono mai sentita bella, anzi, ho sempre avuto un po’ la sindrome del brutto anatroccolo. Ho dovuto ingaggiare una vera e propria battaglia con me stessa, con le mie insicurezze e la mia innata timidezza e questo mi ha portato a fare l’attrice, anzi è stato un vero e proprio percorso terapeutico. D’altronde, come saprai, molti attori soffrono di timidezza e la recitazione diventa un valido strumento per esorcizzarla. Certo, è ovvio che se hai un aspetto piacevole hai più facilità, ma io ho sempre vissuto la mia bellezza come qualcosa da non concepire come un’arma, l’ho dimenticata, messa da parte e ho studiato, come se nemmeno mi appartenesse».

Al momento a cosa stai lavorando? Può raccontarci i tuoi prossimi progetti? «Sto girando Scomparsa, con la regia di Fabrizio Costa: sono 6 puntate e nel cast ci sono Giuseppe Zeno e Vanessa Incontrada, credo finiremo di girare ad Ottobre. Poi ho girato Solo per Amore 2 in cui interpreto Raffaella, una pr di locali piuttosto malandrina e ancora ho fatto un cammeo, molto bello devo dire, in Sorelle, per la regia di Cinzia Th Torrini, E poi ho in uscita una commedia ,La mia famiglia a soqquadro, con Bianca Nappi, Ninni Bruschetta, Louis Molteni , Elenora Giorgi e molti altri che il 25 luglio sarà al Festival di Tokyo insieme ad altri pochi prodotti italiani, fra i quali Suburra. E’ la storia di un bambino che ha una famiglia perfetta, ma che si ritrova in una classe in cui tutti i suoi compagni sono figli di separati, divorziati o frutto di famiglie allargate. Così questo ragazzo farà di tutto per far litigare i suoi genitori e somigliare ai suoi compagni. E poi ho prodotto un cortometraggio che parteciperà all’Aqua Film Festival di Ottobre e al Festival salentino».

Il tuo rapporto con la musica? «La adoro e credo molto nella musicoterapia: tengo sempre la radio accesa quando faccio qualcosa, cercando di modularla sui miei stati d’animo. La faccio anche ascoltare al mio gatto, credo che gli faccia bene e ai miei pesciolini. Andrò ai concerti di Vasco e Bruce Springsteen a Roma e sono stata a quello di Bocelli a Milano: mi muovo spesso per seguire i concerti».

C’è mai stato un momento nella tua carriera nel quale il personaggio che andavi ad interpretare non era esattamente nelle tue corde o che comunque ti creava disagio? E, viceversa, il personaggio della tua carriera a cui sei maggiormente affezionata?  «Torniamo un po’ al discorso di prima su quanto l’essere diventata attrice abbia lenito alcune mie insicurezze. Sono affezionata un po’ a tutti i personaggi che ho interpretato, nonostante siano spesso totalmente al mio opposto, tuttavia le considero tutte un po’ come delle sorelle che mi fanno vivere e conoscere realtà che altrimenti non avrei mai potuto sperimentare. Spesso interpreto ruoli di arrampicatrici sociali che sono proprio il genere di donne che detesto: non mi piacciono l’arroganza e gli espedienti, sia nelle donne che negli uomini. Ma, interpretando questi ruoli ed entrando nella loro pelle, ho anche la capacità di riconoscere subito le persone che sono così e che tendono solo ad usarti per altri scopi».

Un tuo difetto ed un tuo pregio? «Il mio difetto forse è l’essere troppo istintiva per cui dico spesso ciò che penso e non riesco ad essere molto diplomatica. E, purtroppo, pretendo la stessa cosa anche dagli altri. Come pregio, sono romantica se si può considerare questo un pregio, amo le cose semplici e sono una persona dolce ma in grado di reagire al male e ai torti. Ho di buono che non riesco a portare rancore a lungo, mi piace fare subito pace, chiarire, non amo le vendette, preferisco la serenità: la vita è già tanto complicata!».

Sei mai stata a Ravello e faresti un augurio al Ravello Festival, del quale partirà il 1 luglio la sessantaquattresima edizione?  «Adoro Ravello, è meravigliosa. Vi auguro di cuore di fare tante altre edizioni di successo e di guardare con fiducia alle nuove generazioni, senza ovviamente dimenticare le vecchie. Il futuro è nella cultura, nella musica, nei giovani e in chi è in grado di trasmettere emozioni. Si è sempre considerata un brutto anatroccolo Elisabetta Pellini: mi ha stupita quell’intendere la sua stessa bellezza come altro da sé. Ci ripenso un istante e sorrido mentre lei mi rivela di aver chiuso il balcone perché le era appena arrivato un complimento da qualcuno, ovviamente un uomo, affacciato di fronte alla sua casa. In una Roma imbronciata. In una Roma di tetti, attici e copioni da mandare a memoria».

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