L’intervista ad Alberto Moroni, attore e regista, comincia parlando di bene e male, di destino, di occasioni, di difficoltà, di disagio sociale, di dipendenze, di rinascita, di ostinazione e di vittoria. Temi importanti che  impreziosiscono il suo ultimo film ed accompagnano una chiacchierata su cinema e passione spezzettatasi in più contatti precedenti, quelli assolutamente necessari a stabilire un appuntamento telefonico che potesse dar ragione  e soddisfazione alla mia curiosità, condensata in poche, essenziali domande, e ad Alberto Moroni di raccontarsi e, soprattutto,  di raccontare l’Ultima Luna, il film di cui è regista e  frutto di una gestazione complessa e delle difficoltà incontro alle quali vanno tutti i sogni ed i progetti di ampio respiro. La prima   del film sarà proiettata proprio oggi, 3 Ottobre, all’Uci Cinemas di Venezia Mestre. Una nota colorata è che in questa intervista ho sorriso molto, perché Alberto Moroni è una persona piena di entusiasmo, oltre che di talento, un entusiasmo contagioso che straripa ed arriva ovunque, nonostante l’inevitabile “diga” del mezzo telefonico.

Parliamo subito del suo film: L’ultima luna. Come nasce il progetto? «Ti dirò che questo film è nato in maniera piuttosto strana. Ero in auto e stavo andando sul set di un film dove recitavo, con me c’era il cantante Umberto Napolitano, un grande autore che recentemente ha scritto una canzone dedicata a Papa Francesco ed infatti è stato ospitato in Vaticano il 24 Settembre. Andavamo a Milano ed abbiamo cominciato a parlare di giovani e di problemi, di disagio giovanile. Ad un certo punto ci siamo resi conto che sarebbe stato bello realizzare un film su un argomento simile, e siccome Napolitano scrive molto bene, ho chiesto proprio a lui di occuparsi della sceneggiatura. Oggi infatti ci sarà la prima al Multisala di Venezia Mestre».

Lei è attore ed anche regista? Ma in quale delle due vesti si sente più a suo agio? «Fare l’attore credo sia bellissimo, e confesso che passare alla regia è stato per me quasi un trauma. E’ come saltare da uno Stato all’altro. Poi, certo, stare davanti o dietro la macchina da presa sono due cose completamente differenti. Quando reciti devi entrare nella parte, calarti completamente in quel ruolo; da regista, invece, devi riuscire ad essere nella condizione di trasmettere a tutti la tua visione e, soprattutto, devi essere in grado di dirigere e guidare gli altri. Io credo in un film sia fondamentale la fotografia, un film può essere anche muto, ma la fotografia è la parte principale: faccio un esempio, a tal proposito, ricordando il film Rataplan di Nichetti, caratterizzato solo da immagini splendide ed in cui l’unica parola viene detta solo alla fine. Comunque, tra varie vicissitudini, sono arrivato alla regia del film L’Ultima Luna: un film impegnativo, con temi forti e ad altissimo impatto sociale. Temi che spaziano dalla tossicodipendenza all’abuso di alcool, dallo stalking alla prostituzione fino al tema dell’abbandono. Proprio per questo abbiamo avuto il patrocinio dal Ministero, del Dipartimento di Giustizia Minorile».

Come nasce il suo amore per il cinema? «Si, sono figlio d’arte, nel senso che mio padre e mio nonno erano musicisti. Io strimpello un po’ il piano ed in questo forse sono la vergogna di famiglia! Con il tempo   ho capito che se volevo dare sfogo al mio istinto artistico, dovevo procedere in un’altra direzione. In verità nei primi anni non pensavo di dedicarmi al cinema, sono sempre stato un appassionato di rettili, di erpetologia e non a caso conosco tutti i serpenti del mondo, sono stato anche presidente dell’associazione relativa. Ma sono anche amico di Adriano Celentano, abbiamo trascorso spesso le ferie insieme ad Asiago; quello era il periodo dei suoi film di grande successo, come Il Bisbetico Domato ed io, poco alla volta, ho cominciato ad appassionarmi al cinema, ed ero incuriosito, cercavo di capire come funzionava. Ho poi   lavorato con Renato Rascel in Rai ne “La Porta Magica” ed in diverse   tv private, anche con conduzione di programmi proprio sulla mia passione: l’erpetologia.  Ho fatto una telenovela in Argentina ed una cosa di cui mi vergogno un po’, un calendario, perché i calendari sono sempre un argomento particolare.  Fu Barbara Morena nel 2012 a chiamarmi e a chiedermi   di fare questo calendario, a scopo benefico fra l’altro. Il nome era già un programma: Maledettamente Uomo. Comunque facemmo questi scatti, io ero sulla copertina, come testimonial, e poi interpretavo due mesi. Fortunatamente il 2012 è finito e quindi tutti lo hanno staccato dalle pareti».

L’incontro che le ha cambiato la vita? «Un incontro proprio no ad essere sincero. Piuttosto c’è stata un’evoluzione personale. Io sono una persona un po’ particolare che quando decide qualcosa non la soppesa troppo, ma agisce di impulso. Anche se sono in crisi, ho un mio modo di reagire, magari mi chiudo in camera per 3 giorni e 3 notti e quando esco da là, la cosa è già fatta. Risolta.  Forse proprio per questo mio modo di essere non riesco a concepire chi si arrende e fa scelte drammatiche, come il suicidio: penso che a tutto ci sia una soluzione.  Il concepimento del film L’Ultima Luna è stato segnato da tante difficoltà, ma anche dalla mia ostinazione. L’Ultima luna si svolge nell’arco di una luna, appunto, con 2 figure emblematiche che sono presenti sempre nell’arco del film anche quando non si vedono. Queste due figure misteriose rappresentano il bene ed il male ed assistono, alle malefatte delle storie che si alternano nel film; la loro diventa quasi una gara per capire chi alla fine vincerà, se il bene o il male. Le storie, ovviamente, non sono tutte a lieto fine, come è giusto che sia se si vuole essere realisti. Tornando al tema degli incontri, quello con Napolitano è stato un incontro insperato da un punto di vista morale e che mi ha dato tanto. L’altro è stato quello con uno dei protagonisti del Grande Fratello 10, Gabriele Dario Belli, il concorrente che da donna è diventato uomo. Quando è venuto qui, a casa mia, ho scoperto una persona di un’intelligenza raffinata, e pur imprigionato in una serie magari di pregiudizi che mi impedivano di comprendere il suo gesto così drammatico e coraggioso, alla fine sono stato convinto dalle sue motivazioni a tal punto da apprezzarlo e dargli addirittura ragione! Faremo un corto insieme, è già pronta la sceneggiatura. Sarà un prodotto destinato alla tv».

Il giorno più bello sul set? Ne ricorda uno in particolare? «Nel girare La Marcia delle Anime, tratto dall’omonimo libro di Katiuscia Ciancio, libro drammatico sul tema della pedofilia, avevo sul set   Francesca Amodio, la bambina rivelazione   de La Grande Bellezza. In una scena, la bambina sente litigare i genitori che parlano di divorzio, e allora lei si chiude in camera. Il padre se ne accorge e la prega di uscire. Bene io sono rimasto sbalordito dalla prestazione di questa bambina, tutta la troupe aveva le lacrime agli occhi. Ed eravamo su un set in cui c’erano persone che avevano lavorato alla Passione di Cristo di Mel Gibson, dunque abituati a tematiche forti. E’ stato splendido, un’emozione unica e che non potrò mai dimenticare».

Ha avuto modo di seguire la 71 esima Mostra del Cinema di Venezia: aveva un suo film o regista preferito? «Sarò sincero, nei giorni della Mostra del Cinema ero praticamente chiuso in un bunker a doppiare L’Ultima Luna, lavoravo senza sosta. L’anno scorso invece ho partecipato, ero invitato ed ho avuto modo di conoscere e confrontarmi anche con Maria Grazia Cucinotta».

Cosa augura al cinema italiano? «Di riprendere fiato perché è messo all’angolo, anche se ha molta responsabilità di questa situazione in cui versa. E’ come se il cinema fosse imprigionato in una cerchia ristretta di persone, di attori che sono sempre quelli, gli stessi, e vanno dalla fiction al cinema. Non a caso per il mio film, per l’Ultima Luna, ho scelto attori non famosi, a parte Idris, il giornalista che è mio vicino di casa e Nerino Rosina. Poi ho seguito un po’ l’esempio di Pasolini, magari con una certa presunzione, ho preso attori del posto, sono andato in giro per strada a vedere le persone che mi davano l’idea giusta per   questo o quel ruolo. E poi ho dato loro credo un’opportunità per farli innamorare del mestiere e per poter avere fiducia in se stessi».

A chi vuole dire grazie oggi? «A mio padre perché mi ha dato l’educazione, che è fondamentale. A tutte le persone che mi sono state vicine anche quando volevo mollare. Ed un grazie enorme all’attore ed amico Mario Opinato perché è stato lui a sostenermi nel momento in cui non volevo proseguire con l’Ultima Luna. Mario è venuto a casa mia e mi ha spronato, eravamo seduti in giardino ricordo e io gli spiegavo delle difficoltà che stavo incontrando e della tentazione di abbandonare il progetto. Lui, invece, mi ha confortato e spinto ad andare avanti. Solo che ho dovuto dirgli che non l’avrei preso nel cast perché lui è troppo conosciuto come attore, troppo famoso. Sarebbe venuto meno il principio di base del mio film».

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