Un attore è un po’ come un camaleonte: veste e sveste abiti e ruoli assolutamente diversi, spesso in conflitto l’uno con l’altro o addirittura agli antipodi, un attore è un principe di camouflage, dunque capace di addentrarsi e sgusciare in maniera indolore da vite estranee, con la stessa forza di un’invasione aliena. Anderson Davis, giovane e splendido attore americano, è forse l’espressione più riuscita di questo talento di mimesi, non solo per il mestiere che ha scelto con coraggio e dopo acute riflessioni, ma soprattutto perché tutta la sua vita – e dunque la sua stessa carriera – sono passate attraverso stadi differenti, facendolo approdare poi con successo al cinema. Anderson Davis, smessi i panni dell’atleta, ha indossato quelli del modello, posando per i più grandi stilisti ed è poi arrivato alle pubblicità, ai video musicali, notissima la sua presenza nel video della canzone “Thinking of you” di Katy Perry, poi alle serie di successo come CSI ed infine ai film di azione come “Blinded” e “Just Cops”. Credo sia d’obbligo essere colpiti dal suo aspetto e quasi come se si girasse intorno ad una statua, la curiosità che va soddisfatta è quella di capire cosa c’è dentro. 

Anderson, credi che la bellezza per te sia stata un aiuto o piuttosto spesso un ostacolo che ti ha obbligato a dover dimostrare di essere più di un bel ragazzo sorridente su una copertina? La maledizione più grande che si portano addosso le persone che sono per definizione considerate “sexy” o “bellissime” è che prima o poi, come tutti, invecchieranno, si riempiranno di rughe e non susciteranno più alcuna capacità attrattiva. Per quanto la bellezza sia stata per me di grandissimo aiuto ho sempre cercato, e questo fin dall’inizio della mia carriera, di concentrarmi su altro, di nutrire il mio spirito, la mia anima, di essere innanzitutto una persona ricca dentro e non solo bella e piacevole fuori. Sono solo questi i doni che consentono di essere ricordati nel mondo del cinema e di di essere vincenti anche nella vita.

Ma come è iniziata la tua carriera? Quando esattamente hai deciso di dedicarti al cinema? Esattamente cinque anni fa ho preso una decisione importante: mi sono prefisso di dedicarmi a questo mestiere, a quello di attore, con tutte le mie forze. E ho dovuto spesso lottare anche contro me stesso, contro gli inevitabili momenti di difficoltà o di sconforto. È stato un percorso fatto di cadute e poi di momenti di euforia e ho abbracciato ogni aspetto di questa scelta, da quello migliore al peggiore. Alla fine ho potuto constatare che è stata un’esperienza grandiosa, che mi ha messo in contatto con persone straordinarie e mi ha dato la possibilità di lavorare con grandi artisti.

Quindi, fra tutte queste persone, c’è stato qualcuno che ti ha incoraggiato di più? Non posso fare un solo nome, ad esempio parlare di un mio primo fan. Ho avuto la fortuna, nel mio percorso artistico, di incrociare tanti amici che mi hanno sostenuto ed è incredibile quanto sentire questo amore addosso, possa aiutarti a perseverare in ciò che si fa e spingerti ad andare avanti per raggiungere la meta.

Tu sei un atleta, un modello ed un attore. In che modo ciascuno di questi ruoli è presente in te e come ti hanno aiutato nella tua attività nel cinema? Credo che aver cominciato come atleta, sia stato importantissimo innanzitutto perché mi ha dato la giusta competitività e poi la deontologia necessaria a perseverare e a non arrendermi. Ho trasferito in un certo senso lo spirito sportivo nel mio lavoro di attore e questo mi ha permesso di superare tante difficoltà. Recitare è come allenarsi con costanza per una gara.

Ma cosa rende un attore davvero indimenticabile? Esiste una sorta di ricetta o di formula? Credo che ogni attore, a suo modo, voglia rendersi indimenticabile. Detto questo, sono convinto che non esiste nessun tipo di formula o ricetta, bisogna solo lavorare sodo, scegliere i ruoli giusti, accettare tutto del mestiere che si ama e, soprattutto, non dimenticare mai la propria unicità, credo che questo sia fondamentale per andare avanti.

Nella tua carriera hai incontrato tanti artisti e persone di spicco, penso a Katy Perry, nel video Thinking of you, o ai tuoi partner nel film Blinded o nella serie tv di successo CSI: c’è qualcuno fra questi che ti ha lasciato di più in termini professionali ed umani? Ho una mia teoria in proposito: io amo circondarmi di persone positive e per persone positive intendo quelle che amano la vita a tal punto da essere in grado di accettarne anche le sconfitte, amo le persone che non si arrendono. In questo senso, e senza fare nomi, sì, sono stato fortunato perché ho incontrato moltissime persone positive che mi hanno dato tanto con generosità.

Sei mai stato in Italia? Lavorando come modello magari? E cosa pensi del nostro cinema? Anderson si abbandona ad una risata leggera: Le mie foto sì, sono arrivate in Italia, grazie ad un servizio fotografico che è stato recensito da Vogue Italia. Io non ho ancora avuto occasione di visitare il vostro paese ma adoro il vostro cinema e la storia, il buon vino, il cibo, tutto. Nei miei progetti c’è un viaggio dalle vostre parti.

Fra tutti i ruoli che hai già interpretato, ce n’è uno che hai amato particolarmente o al quale sei più legato? Non amo fare una classifica dei ruoli già interpretati perché mi considero ancora in una fase di totale apprendimento, è come se fossi ancora in superficie, parlando da un punto di vista creativo, e nonostante i buoni risultati già ottenuti, spero di poter davvero creare con la mia interpretazione un personaggio indimenticabile e a tutto tondo. 

Qual è stata la parte più complessa del tuo lavoro e quale la più gratificante? Una delle stranezze di questo mestiere splendido è che ci si può dare al 100%, fare tutto nella maniera giusta e, alla fine, accorgersi che non ha funzionato. È un pensiero terrificante pensare che puoi passare anni a lavorare senza ottenere magari nemmeno un riconoscimento. Ma alla fine tanto sacrificio ti ripaga e la soddisfazione che si prova quando si ottiene un ruolo o si vive l’adrenalina del set, compensano la parte oscura ed i tentennamenti.

Se potessi tornare indietro nel tempo e recitare in un grande film del passato, quale sceglieresti e perché? Sono un grande fan di Paul Newman e senza dubbio sceglierei “Nick mano fredda”, un film del 1967. È uno di quei film in cui ci sono talmente tante cose da ammirare ed amare, che non puoi fare a meno di adorarlo. Se, paradossalmente, ne avessi avuto la possibilità, avrei accettato di interpretare qualsiasi ruolo pur di essere parte di quel film.

Il genere in cui preferisci recitare? Ho interpretato anche film di azione, come Just Cops e Blinded, ma adoro le commedie. Tuttavia credo che un attore non debba mai limitarsi e passare agevolmente da un ruolo all’altro senza preferenze.

Com’è davvero Hollywood? Tutti noi, estranei a quella realtà, la immaginiamo costellata di clichè che vanno dalle feste ai guadagni stellari? Ma poi, spenti i riflettori cosa resta? Hollywood è tutta lustrini poche volte l’anno, per lo più durante gli Oscar e le premieres. Poi, come per tutti i lavori, si vive di momenti di eclissi e di momenti di totale illuminazione. In questi cicli possono verificarsi cose imprevedibili, si può cadere nello sconforto, nella paura di perdere la fama oppure ci si può abbandonare agli eccessi, come molti episodi della cronaca ci hanno dimostrato.

La persona a cui oggi vuoi dire grazie? I miei genitori per avermi sempre affiancato e consigliato di non arrendermi, ma solo di tenere fisso e ben presente l’obiettivo.

Quando ti guardi allo specchio chi vedi? L’atleta, il protagonista delle copertine di moda o l’attore? Nessuno dei tre: vedo solo un ragazzo che cerca di fare un buon lavoro e di farsi strada nella vita.

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Katy Perry – Thinking Of You

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